PARCO NAZIONALE DELLE FORESTE CASENTINESI

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Foreste Casentinesi

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Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna

Parco delle Foreste Casentinesi Quasi 37.000 ettari di natura superba con incastonati due importanti luoghi di fede come Camaldoli e La Verna. Inoltre tanta storia, arte e architettura presente in caratteristici borghi caratterizzano questa grande area naturalistica posta sull’Appennino tosco romagnolo. Tutto questo, insieme a centinaia di chilometri di sentieri di ogni grado di difficoltà, sono una bella presentazione di questo grande polmone verde, e al tempo stesso un allettante invito a visitarlo, anzi a viverlo.
Così, in poche righe, si potrebbe definire il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna.
Questo Parco Nazionale, che fu istituito nel 1993, andò a occupare eccellenze naturalistiche già molto note e apprezzate dagli amanti della montagna e del trekking. Stiamo parlando delle Foreste Camaldolesi curate per secoli dai monaci di San Romualdo; di quelle monumentali e chiamate sacre perché poste intorno e sul crudo Sasso della Verna; degli sconfinati boschi di castagno, abete e faggio sul Monte Falterona e nella Foresta di Campigna.
Difficile consigliare il periodo migliore per visitare il parco. Certamente l’estate è la stagione che vede il maggior numero di presenze, anche per il desiderio e l’esigenza di allontanarsi dal caldo e dalla caotica vita cittadina. Ma le sorprese e gli spettacoli più belli e affascinanti il Parco li offre certamente nelle altre stagioni.
In primavera potremo percorrere i suoi sentieri accompagnati dal verde tenue delle nuove foglie dei faggi e da tanti altri colori offerti dalle molteplici tipologie di fiori. Questa stagione è anche caratterizzata da piacevolissimi suoni come quello di fossi e ruscelli ancora ricchi d’acqua e l’incessante cinguettio di tante specie di uccelli.
L’autunno ci offre colori caldissimi: giallo, arancio, rosso. Colori che diventano vivacissimi e quasi accecanti quando sono illuminati dai raggi diretti del sole, o molto tenui quando sono filtrati dalle prime nebbie. Il rumore più caratteristico dell’autunno in foresta, che richiama uno specifico turismo, è il possente bramito dei cervi maschi in amore che inizia all’imbrunire per cessare alle prime luci dell’alba.
Forme d’arte nel Parco Nazionale L’inverno, per le foreste del parco, è la stagione del silenzio. Sembra un invito alla riflessione, allo stare con se stessi. Non siamo confusi dai tanti colori perché tutto si trasforma in una sorta di scala di grigi. All’interno di molti boschi le prospettive cambiano perché in mancanza di foglie la visibilità in foresta è molto maggiore, più profonda. Con la neve tutto diventa surreale, ancor più bicromatico. Fortissimo diviene il contrasto chiaro scuro. La neve, il ghiaccio, la galaverna, inoltre, ci offrono spettacoli inaspettati. Dai giochi di luce con accecanti riflessi, a certe sculture modellate dal vento d’incredibile bellezza che sarà difficile dimenticare.
Una citazione di Marcel Proust dice: “il vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi luoghi, ma nell'avere nuovi occhi”. Con questo presupposto il Parco Nazionale non finirà mai di mostrarsi. Anche rifacendo uno stesso percorso, vedremo ogni volta nuove cose, nuovi colori. Emozioni diverse ci accompagneranno anche in uno stesso cammino. Il nostro sguardo può essere attratto da cose che stanno sul terreno: fiori, rocce, radici, arbusti del sottobosco. Così come dagli aspetti che stanno sopra di noi: maestose piante che si slanciano verso il cielo, i loro rami che s’intrecciandosi tra di loro creano vere e proprie forme artistiche. Il variare della luce modella in modo diverso tutto quanto sta intorno a noi. Queste situazioni sono una vera delizia per gli amanti della fotografia naturalistica, un hobby che ha creato un vero turismo in foresta. I fotografi più bravi, pazienti e che conoscono i segreti della foresta riescono a fotografare anche la fauna: molte tipologie di uccelli, caprioli, daini, cervi, cinghiali, l’ambito lupo.
Abbiamo citato all’inizio Camaldoli e La Verna. Questi due luoghi di fede di notorietà internazionale, con la loro spiritualità, la loro storia e la loro arte sono dei veri gioielli incastonati tra una natura stupenda. Poi ci sono diversi altri paesi e piccoli borghi. Tra questi Badia Prataglia, dove si può visitare la chiesa dell’antica abbazia; Serravalle, che ha avuto origine da un castello medievale; Moggiona, il paese dei “bigonai”; Campigna, sul versante romagnolo, che fu luogo di villeggiatura e riserva di caccia del Granduca di Toscana Pietro Leopoldo di Lorena. Da questo centro montano, continuando a discendere verso la Romagna, possiamo raggiungere la Diga di Ridracoli, un bellissimo invaso di acqua purissima incastonato tra i monti del parco. È possibile percorrere sentieri che si scorrono lungo il suo perimetro e navigarlo con un battello elettrico.
Parco Nazionale: corsi d’acqua Le Foreste Casentinesi hanno una storia strettamente legata a Camaldoli che inizia nel XII secolo. Furono i monaci di quest’ordine a cominciare a curarle e renderle produttive piantandovi abeti. Già nel Trecento queste piante durante l’estate venivano stoccate in due porti lungo l’Arno a Pratovecchio e a Poppi. Quando in autunno le acque del fiume iniziavano a gonfiarsi, i abeti iniziavano il loro viaggio fluviale verso Firenze. I lunghi tronchi furono utilizzati per le travi del duomo e altre chiese. Altri abeti continuavano il viaggio fino a Pisa dove erano utilizzati per gli alberi delle navi nei cantieri di questa città marinara oppure raggiungevano altre nazioni per essere utilizzate generalmente allo stesso scopo.
Gli abeti delle Foreste Casentinesi hanno certamente partecipato a vari eventi della storia europea. Non è da escludere che siano stati presenti anche alla vittoria delle flotta inglese sulla Invincibile Armata spagnola.
Le cinquanta immagini di questa sezione web vi accompagneranno in un viaggio nel Parco Nazionale che inizierà nella sua zona più a nord, sul Monte Falterona, e si concluderà nella parte più a sud, al Santuario della Verna.


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