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Via Romea, Passo Serra
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Profilo altimetrico Via Romea
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Le Gualchiere
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Gualchiere Bagno di Romagna
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Via Romea, Passo Serra
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Via Romea, Passo Serra
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La Via Romea nel suo tratto tosco-romagnolo di Passo Serra

Il termine Via Romea significa letteralmente via per Roma e nel medioevo con tale nome si andava ad identificare importanti strade utilizzate dai pellegrini che si dirigevano a Roma da vari luoghi dell’Italia del nord e d’Europa. Una Via Romea era anche quella ben più nota con il nome Via Francigena, usata dai franchi e dai popoli dell’Italia nord occidentale per dirigersi verso la città del Papa.
In età moderna citando il nome di Via Romea si va a identificare una sola e precisa strada che ha una grande importanza logistica nel litorale romagnolo veneto, la SS309 o anche Strada Europea E55. Ma questa importante strada ad altissima densità di traffico automobilistico altro non è che il rifacimento della medievale Via Romea. Da qui è rimasto il nome e non è un caso che vada a toccare la bizantina Ravenna di dantesca memoria e l’Abbazia di Pomposa del IX secolo.
Questa strada, per chiamarsi Romea (detta anche di Stade per la sua minuziosa descrizione di metà XIII secolo presente negli Annali dell’Abbazia di Stade), doveva poi puntare verso Roma. Questo avveniva nei pressi di Forlì quando voltava a destra per insinuarsi nella valle del Bidente e poi andare a raggiungere Bagno di Romagna. Un paio di chilometri dopo questo paese, nella storica e una volta importante economicamente località Gualchiere, iniziava per questa strada un tratto sicuramente faticoso, ma certamente tra i più affascinanti del suo intero percorso: l’attraversamento dell’Appennino.
Con un’ascesa quasi continua di sei chilometri per una variazione altimetrica di 650 metri raggiungeva il crinale appenninico che valicava al Passo di Serra. Poi una ripida discesa per attraversare la Vallesanta in Casentino, tenendosi praticamente a metà strada da due importanti luoghi devozionali come La Verna e Camaldoli legati alle figure di due grandi Santi: Francesco d’Assisi e Romualdo. In questa zona toccava gli abitati di Serra, Corezzo, Frassineta, Pezza, Casa Santicchio. Poi entrava nel territorio dell’attuale Comune di Bibbiena per andare a conoscere storici luoghi come Giona e Banzena. Da qui scendeva verso la località di Campi presso il Corsalone per poi proseguire verso Arezzo. Dopo questa città di origine etrusca, si dirigeva, seguendo la Val di Chiana, verso Orvieto e Montefiascone dove si congiungeva alla Via Francigena.
Per descrivere il percorso di questa strada abbiamo usato verbi al passato, ma per il tratto appenninico tosco romagnolo possiamo a buon ragione usare il presente. Qui la Via Romea (segnalata spesso con VRG: via Romea Germanica) esiste ancora ed è ben evidente mostrando selciati straordinari.
Con questa sezione web percorreremo tale tratto di strada appenninica tra Bagno di Romagna e Corezzo accompagnati da pellegrini del XXI secolo. Un percorso di circa undici chilometri, divisi a metà tra salita e discesa. Si parte dai 518 metri s.l.m. delle Gualchiere per salire ai 1148 di Passo Serra e poi scendere ai 760 metri di Corezzo. Le foto e i testi di questa sezione descrivono il selciato ancora tanto presente in questo tratto di strada e che evidenzia rifacimenti in epoche diverse e ben lontane tra loro, ci mostrano i suoi straordinari panorami godibili da qui, specie sul versante romagnolo e i suoi spettacolari calanchi che ci fanno trasferire con la mente in una “passeggiata lunare”. Incontreremo per strada il Podere Nasseto, un fazzoletto di terra fertile in mezzo a tanta pietra. Passeremo dalle rocce aride della parte più bassa del versante romagnolo alle vegete faggete del crinale appenninico.
Difficile dare una datazione a questa via, certamente risale a prima che si potesse chiamare Romea, ossia che venisse utilizzata dai pellegrini diretti a Roma. Era il punto di riferimento per il collegamento tra la zona aretina e basso casentinese con la Romagna e Veneto, questo ben prima del Mille. In alcuni punti il suo selciato è costituito da grandi lastre di pietra serena al tempo stesso anche molto spesse, questo porta il nostro pensiero all’epoca romana. Vari ritrovamenti archeologici di questo periodo nella zona di Giona e Banzena darebbero forza a questa ipotesi.
Seppur vicino a noi nel tempo è pure difficile stabilire una data di abbandono della Via di Passo Serra (il nome Via Romea forse lo si usava qualche secolo fa e la si richiama così oggi quando se ne è capita e rivalorizzata la sua storia e importanza). Si può dire che il suo minor uso è iniziato con il 1882, con l’apertura del masso dei Mandrioli e relativa strada molto più agevole, adatta anche a un traffico pesante (all’epoca carri), ma allo stesso tempo ben più lunga. Fino alla seconda guerra mondiale la via di Passo Serra ha avuto un transito progressivamente in calo, ma sempre presente e importante per una vasta zona di territorio. Nella seconda metà del XX secolo, con l’abbandono di molti luoghi e casolari della Vallesanta e del Podere Nasseto nel versante romagnolo, e il progressivo aumento dei mezzi motorizzati, è andata verso un veloce abbandono.
Ma una strada con forse due millenni di storia importante alle spalle non poteva morire, diciamo che era entrata in una sorta di progressivo letargo. Dagli inizi degli anni Duemila ne sta però uscendo, merito di un turismo culturale e sportivo che si sta sviluppando e va alla ricerca di peculiarità straordinarie dei territori come questa strada. Questo tratto di Via Romea tosco romagnola si sta risvegliando perché è capace di offrire interessanti nozioni storiche, geologiche, archeologiche e naturalistiche ai suoi “pellegrini”, nonché emozioni e forma fisica.



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